Bambini arrabbiati: cosa dire e cosa fare durante una crisi di rabbia

04.10.2026


Aggiornato al 4 ottobre 2026

In breve: durante una crisi di rabbia il bambino non è in grado di ragionare: serve prima di tutto che tu resti calmo, che lui sia al sicuro e che le parole siano poche. La rabbia di solito cala da sola, ma se viene alimentata con discorsi, minacce o cedimenti si prolunga. Le mosse che funzionano sono cinque: mettere in sicurezza, abbassare la voce, nominare l'emozione, tenere fermo il limite sul comportamento e ritrovarsi dopo. Le crisi sono molto comuni tra i 2 e i 4 anni. Vale la pena chiedere un parere quando sono quotidiane, molto lunghe, violente o imprevedibili, o quando continuano dopo i 5 anni.

Un supermercato pieno di gente, un "no" alla tv, un compito che non viene: e tuo figlio si butta a terra urlando, o ti lancia contro quello che ha in mano. In quei momenti è facile perdere la calma, cedere per fare silenzio o dire cose di cui ci si pente. In questa guida ti spiego cosa succede durante una crisi di rabbia, quando è normale, cosa dire e cosa fare, prima, durante e dopo.

Indice

  1. Cosa succede durante una crisi di rabbia
  2. Quando è normale e quando no
  3. Prima: come prevenire
  4. Durante: le 5 mosse che aiutano
  5. Le 5 frasi da tenere pronte
  6. Le frasi da evitare
  7. Dopo: il momento del ritrovarsi
  8. Cosa cambia con l'età
  9. Quando chiedere aiuto
  10. Domande frequenti
  11. Fonti

1. Cosa succede durante una crisi di rabbia

Una crisi non è un capriccio calcolato: è un'ondata emotiva che il bambino non riesce ancora a gestire da solo. Uno studio su 335 bambini tra 18 e 60 mesi (Potegal e colleghi, 2003) ha descritto due processi che si sovrappongono. La rabbia sale in fretta, ha il suo picco all'inizio e poi cala. Il disagio, fatto di pianto e di bisogno di conforto, cresce invece durante la crisi. Nello stesso studio la maggior parte delle crisi è durata poco: la durata più frequente era tra mezzo minuto e un minuto, e tre quarti delle crisi non superavano i cinque minuti.

Perché ti interessa? Perché ti dice cosa fare e quando. All'inizio il bambino è nel pieno della rabbia e non ascolta. Verso la fine ha bisogno di vicinanza. Spiegazioni e ragionamenti hanno senso solo dopo, a crisi finita.

Le capacità di autocontrollo si sviluppano gradualmente, nel corso degli anni, soprattutto nella relazione con adulti calmi e coerenti. Un bambino che urla non "decide" di farti arrabbiare: sta facendo fatica con una cosa che non sa ancora fare. Per capire meglio come si sviluppa la tolleranza alla frustrazione, ne parlo qui:

Cos'è la frustrazione nei bambini

2. Quando è normale e quando no

Le crisi di rabbia fanno parte dello sviluppo. Il Manuale MSD indica che iniziano verso la fine del primo anno, sono più frequenti tra i 2 e i 4 anni e diventano rare dopo i 5. Uno studio su quasi 1.500 bambini in età prescolare (Wakschlag e colleghi, 2012) ha trovato che l'83,7% aveva talvolta crisi di rabbia, mentre solo l'8,6% le aveva ogni giorno. I comportamenti più lievi nascevano dalla frustrazione in situazioni prevedibili, come il momento di vestirsi o di andare a letto; quelli che si distinguevano erano imprevedibili, prolungati o distruttivi.

Quindi, in sintesi:

  1. È molto comune, soprattutto tra i 2 e i 4 anni, avere crisi legate a frustrazione, stanchezza, fame, noia o a un "no".
  2. Merita attenzione una crisi che arriva senza un motivo comprensibile, dura molto, rompe o distrugge oggetti o fa male a qualcuno.
  3. Il Manuale MSD indica come segnale da approfondire anche le crisi che superano i 15 minuti o si ripetono più volte al giorno.

3. Prima: come prevenire

Molte crisi si vedono arrivare. Prima di tutto, controlla i soliti sospetti:

  1. Fame e sonno. Un bambino stanco o affamato ha meno risorse.
  2. Transizioni. Passare dal gioco al bagno o dalla tv alla cena è un momento a rischio: un avviso in anticipo ("tra cinque minuti spegniamo") aiuta.
  3. Scelte limitate. "Metti il pigiama blu o quello verde?" dà un po' di controllo senza mettere in discussione il limite.
  4. Routine prevedibili. Sapere cosa succede dopo riduce le sorprese.
  5. Aspettative adeguate all'età. Chiedere a un bambino di tre anni di aspettare a lungo, in silenzio, in un posto affollato è chiedere troppo.

Se la rabbia compare soprattutto davanti ai "no", trovi il quadro della fase oppositiva tra i due e i quattro anni qui:

Il periodo del no: perché è fondamentale e come gestirlo con calma

4. Durante: le 5 mosse che aiutano

  1. Mettere in sicurezza. Allontana gli oggetti pericolosi e, se serve, sposta il bambino in un posto sicuro. Se colpisce o lancia, fermalo con calma e senza violenza.
  2. Abbassare il tono. Respira, rallenta, abbassati alla sua altezza. La tua calma è l'unico strumento che hai a disposizione: il bambino la usa per ritrovare la sua.
  3. Usare poche parole. Una o due frasi brevi, sempre le stesse. Non è il momento di spiegare, di fare la morale o di cercare la causa.
  4. Tenere fermo il limite sul comportamento, non sull'emozione. La rabbia si può sentire; colpire, rompere, offendere no. Il Manuale MSD consiglia di non affrontare direttamente la causa della crisi, che tende a prolungarla, e di distrarre il bambino o portarlo in un ambiente sicuro.
  5. Non cedere a metà crisi. Se alla fine ottiene ciò che aveva chiesto, impara che gridare funziona. Se hai detto "no", resta un "no" detto con gentilezza.

Se il bambino rifiuta il contatto, restagli vicino senza toccarlo. Se lo cerca, lascia che si appoggi a te. Verso la fine della crisi di solito arriva il bisogno di conforto, come ha descritto lo studio di Potegal.

5. Le 5 frasi da tenere pronte

Scegline due o tre e usale sempre uguali: la ripetizione rassicura, e a quel punto non devi inventare nulla.

  1. "Vedo che sei molto arrabbiato." Dà un nome a quello che prova, senza giudicare.
  2. "Sono qui con te." Ricorda che non è solo, anche se sta urlando.
  3. "Puoi essere arrabbiato, ma non puoi fare male." Separa l'emozione dal comportamento.
  4. "Respiriamo insieme" o "vieni, ti abbraccio quando vuoi." Offre un'alternativa fisica o una strada per calmarsi.
  5. "Quando ti passa, ne parliamo." Rimanda il discorso al momento giusto e dice che la crisi finirà.

Funzionano meglio con un tono basso e lento. Se il bambino urla "non voglio parlare" o "vattene", non insistere: stai a qualche passo di distanza e ripeti la frase quando si calma un po'.

6. Le frasi da evitare

  1. "Calmati!" Quando si è nel mezzo della rabbia, l'ordine non basta ad aiutare.
  2. "Smettila subito o ti tolgo..." Le minacce che poi non si mantengono insegnano che le parole non contano.
  3. "Non c'è motivo di arrabbiarsi." Per lui il motivo c'è, e sentirselo negare aumenta la rabbia.
  4. "Sei cattivo" o "sei un piagnucolone". L'etichetta resta più della crisi.
  5. "Guarda come si comporta il tuo fratellino." I paragoni non aiutano e alimentano i conflitti.

Anche i rimproveri duri durante la crisi tendono a prolungarla: il bambino risponde al tono, non alle parole.

7. Dopo: il momento del ritrovarsi

Quando il bambino si è calmato, è il momento giusto per riconnettersi, non per fare la predica. Un abbraccio, un bicchiere d'acqua, qualche minuto di calma insieme. Poi, se ha l'età per capirlo, una conversazione breve:

  1. Cosa è successo, con parole semplici: "Eri molto arrabbiato perché abbiamo spento la tv."
  2. Cosa potrebbe fare la prossima volta: "Quando sei arrabbiato puoi dirmelo, o battere i piedi."
  3. Se ha fatto male, riparare: un gesto, un disegno, una parola. Non una punizione.

Anche tu puoi dire se hai perso la pazienza: "Prima ho alzato la voce, mi dispiace." Mostra come si rimedia.

Per le parole giuste da usare dopo una crisi e a diverse età, ne parlo in questa guida:

Come parlare ai bambini delle emozioni: guida per i genitori
https://www.psicologaperbambini.it/l/come-parlare-ai-bambini-delle-emozioni/

Se ti riconosci in queste situazioni e vuoi capire come muoverti con tuo figlio, puoi fissare con me una prima consulenza conoscitiva online gratuita. Scrivimi a annalaguzza@amamente.it oppure usa la pagina Contatti:
https://www.psicologaperbambini.it/contatti/


8. Cosa cambia con l'età

  1. Da 2 a 4 anni. Crisi frequenti, spesso fisiche: urla, pianto, buttarsi a terra. Servono sicurezza, poche parole e coerenza. Le crisi sono legate a frustrazione e a un linguaggio ancora limitato.
  2. Da 4 a 6 anni. Il bambino comincia a spiegare cosa prova. Puoi aiutarlo a dare un nome alle emozioni e a scegliere una via d'uscita (un posto per calmarsi, un disegno, il respiro).
  3. Da 7 a 10 anni. La rabbia si esprime più con le parole, con la porta sbattuta o il silenzio. Aiutano le conversazioni a freddo, la scelta insieme di strategie e il rispetto del bisogno di stare un po' da soli.

Se la rabbia si esprime in gesti aggressivi verso i compagni, ne parlo qui, con un focus sull'asilo:

Bambino aggressivo all'asilo: cosa fare e come intervenire

9. Quando chiedere aiuto

Parlane con il pediatra o con uno specialista se:

  1. Le crisi sono quotidiane o si ripetono più volte al giorno.
  2. Durano molto, o tuo figlio fa molta fatica a calmarsi anche con il tuo aiuto.
  3. Arrivano senza un motivo comprensibile o sono imprevedibili.
  4. Si fa male, fa male agli altri o rompe cose spesso.
  5. Continuano con la stessa intensità dopo i 5 anni.
  6. Condizionano la scuola, le amicizie o la vita della famiglia.

Una valutazione serve a capire cosa c'è dietro: ansia, difficoltà di linguaggio o di apprendimento, stanchezza, conflitti in famiglia, oppure un quadro oppositivo. Ne parlo in questa guida:

Comportamento oppositivo provocatorio: cosa fare

10. Domande frequenti

Perché mio figlio si arrabbia così tanto per piccole cose?

Perché la sua capacità di tollerare la frustrazione e di calmarsi da solo è ancora in costruzione. Quello che per te è piccolo, per lui è grande: un "no", un cambio di programma, un gioco che non riesce. La stanchezza, la fame e le transizioni rendono tutto più difficile.

Come mi comporto durante una crisi, senza cedere né punire?

Metti il bambino in sicurezza, abbassa la voce, usa poche frasi sempre uguali e tieni fermo il limite sul comportamento. Non negoziare a metà crisi e non fare discorsi lunghi: il momento per parlare è dopo.

È normale che un bambino abbia crisi di rabbia più volte al giorno?

Le crisi sono comuni tra i 2 e i 4 anni, ma ripetute ogni giorno sono meno frequenti: nello studio di Wakschlag e colleghi, solo l'8,6% dei bambini in età prescolare le aveva quotidiane. Se succede spesso, parlane con il pediatra o con uno specialista.

Punire o sgridare un bambino arrabbiato peggiora la situazione?

Spesso sì. Un tono duro aumenta la tensione e il bambino reagisce al tono più che alle parole. Meglio fermare il comportamento con calma e affrontare il discorso dopo, a crisi finita.

Quanto dura una crisi di rabbia?

Nello studio di Potegal e colleghi, su bambini tra 18 e 60 mesi, la durata più frequente era tra mezzo minuto e un minuto e tre quarti delle crisi non superavano i cinque minuti. Se le crisi superano regolarmente i 15 minuti, il Manuale MSD indica di approfondire.

Cosa faccio se la crisi avviene in pubblico?

Se puoi, porta il bambino in un posto più tranquillo, anche solo fuori dal negozio. Usa le tue frasi, senza badare agli sguardi degli altri. Se hai già detto "no", non cambiare idea per smettere di essere guardato.

Mio figlio colpisce quando è arrabbiato: cosa faccio?

Ferma il gesto con calma e di' chiaramente: "Puoi essere arrabbiato, ma non puoi fare male." Offri un'alternativa, come battere i piedi o stringere un cuscino. Se succede spesso o a scuola, chiedi un parere.

Quando serve uno psicologo?

Quando le crisi sono quotidiane, molto lunghe, violente o imprevedibili, quando continuano dopo i 5 anni o quando pesano sulla vita del bambino e della famiglia. Una prima consulenza aiuta a capire se si tratta di una fase o se serve un percorso.

Con il Metodo Amamente® accompagno le famiglie nella gestione delle emozioni forti, con strategie su misura per ogni età. Ricevo a Genova, a Milano e online. La prima consulenza conoscitiva online è gratuita. Puoi scrivermi a annalaguzza@amamente.it oppure usare la pagina Contatti:
https://www.psicologaperbambini.it/contatti/


11. Fonti

  1. Potegal, M., Kosorok, M. R., e Davidson, R. J. (2003). Temper tantrums in young children: 2. Tantrum duration and temporal organization. Journal of Developmental and Behavioral Pediatrics, 24(3), 148-154.
    https://doi.org/10.1097/00004703-200306000-00003
  2. Wakschlag, L. S., et al. (2012). Defining the developmental parameters of temper loss in early childhood: implications for developmental psychopathology. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 53(11), 1099-1108.
    https://doi.org/10.1111/j.1469-7610.2012.02595.x
  3. Manuale MSD, versione per i professionisti. Crisi di rabbia (problemi comportamentali nei bambini). Revisione maggio 2025.
    https://www.msdmanuals.com/it/professionale/pediatria/problemi-comportamentali-nei-bambini/crisi-di-rabbia

Queste informazioni hanno finalità divulgative: non sostituiscono una valutazione specialistica personalizzata.

Dott.ssa Anna La Guzza

Psicologa clinica e dell'età evolutiva

Iscritta all'Albo degli Psicologi della Lombardia n. 03/14975, accreditata ATS

Fondatrice del Metodo Amamente®

Autrice di pubblicazioni Erickson in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

LinkedIn: https://www.linkedin.com/in/annalaguzza/

Genova, Milano e online. Prima consulenza conoscitiva online gratuita

annalaguzza@amamente.it

Articolo aggiornato il 4 ottobre 2026

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