Dislessia e autostima: quando un bambino intelligente comincia a pensare di non esserlo

06.10.2026


Aggiornato al 6 ottobre 2026

In breve: la dislessia non riguarda l'intelligenza, ma può incidere su come il bambino si vede a scuola. In uno studio su 68 bambini dislessici (Terras e colleghi, 2009) l'autostima globale non era inferiore alla media, mentre la fiducia nelle proprie capacità scolastiche lo era molto, e c'erano più difficoltà emotive e comportamentali. Un altro studio, su bambini di 9-15 anni, ha trovato che le difficoltà di lettura erano associate a un rischio maggiore di ansia (Carroll e colleghi, 2005). Frasi come «sono stupido» sono un segnale da ascoltare, non solo una difficoltà scolastica. Questa pagina parla del lato emotivo; per riconoscere i segnali della dislessia c'è un'altra guida.

Costruisce con i mattoncini per ore, inventa storie, fa domande che spiazzano gli adulti. Poi inizia la scuola, e qualcosa cambia. Gli altri leggono, lui inciampa. Qualcuno dice che è distratto, qualcun altro che non si impegna. Un giorno, a cena, dice: «Sono stupido».

Questa pagina non serve a riconoscere la dislessia, ma a capire cosa può succedere dentro un bambino che fatica a leggere e come aiutarlo a non confondere la fatica con il proprio valore. Se invece vuoi capire come si manifesta la dislessia:

Dislessia: come si manifesta davvero, esempi pratici oltre le lettere invertite
https://www.psicologaperbambini.it/l/dislessia-come-si-manifesta-davvero-esempi-pratici-oltre-le-lettere-invertite/

Indice

  1. Perché la dislessia pesa sull'autostima
  2. Cosa dicono gli studi
  3. I segnali emotivi da osservare
  4. Cosa può fare un genitore
  5. Cosa è meglio evitare
  6. Quando chiedere aiuto
  7. Domande frequenti
  8. Fonti

1. Perché la dislessia pesa sull'autostima

Per molti bambini leggere diventa automatico in poco tempo. Per un bambino con dislessia ogni parola può richiedere uno sforzo, e la stanchezza a fine giornata è reale. Intorno a lui, intanto, i compagni sembrano farcela senza fatica.

Il confronto quotidiano, i voti, le parole degli adulti («non ti impegni», «sei distratto») e gli errori che si ripetono possono portare il bambino a una conclusione sbagliata ma comprensibile: «Il problema sono io». Non è la lettura a ferire di più, ma il significato che il bambino le dà.

2. Cosa dicono gli studi

  • Autostima e benessere emotivo. Terras, Thompson e Minnis (2009) hanno studiato 68 bambini dislessici, con età media di 11 anni. L'autostima globale non era significativamente più bassa della media, ma la fiducia nelle capacità scolastiche era molto ridotta, e le difficoltà emotive e comportamentali erano più frequenti rispetto alle norme. I bambini con un'autostima globale più alta, e i loro genitori, avevano atteggiamenti più positivi verso le difficoltà di lettura. Gli autori concludono che favorire l'autostima e la comprensione della dislessia può aiutare l'adattamento psicologico. È uno studio esplorativo su 68 bambini: i risultati vanno letti con prudenza.
  • Difficoltà di lettura e ansia. Lo studio di Carroll e colleghi (2005), su bambini di 9-15 anni, ha trovato che le difficoltà di lettura erano associate a un rischio maggiore di ADHD, disturbo della condotta e ansia. Per ADHD e condotta il legame passava dalla disattenzione, mentre per l'ansia gli autori parlano di un effetto diretto delle difficoltà di lettura. Sono associazioni, non prove che la dislessia causi ansia in ogni bambino.

In sintesi: la dislessia non condanna all'insicurezza, ma il rischio emotivo esiste, ed è per questo che vale la pena guardare anche come sta il bambino, non solo come legge.

3. I segnali emotivi da osservare

Alcuni segnali possono indicare che la fatica sta pesando sul modo in cui il bambino si vede:

  • frasi come «sono stupido», «non sono capace», «tanto sbaglio sempre»;
  • evitamento della lettura ad alta voce o dei compiti;
  • rabbia o pianto prima di attività scolastiche;
  • mal di pancia o altri malesseri ricorrenti prima della scuola;
  • perdita di interesse per attività che prima gli piacevano;
  • molta stanchezza dopo attività di lettura.

Non sono prove di dislessia né di un disturbo emotivo: vanno letti insieme, e nel tempo. Per i malesseri fisici ricorrenti:

Perché i bambini somatizzano le emozioni

Se il bambino non vuole fare i compiti e ti chiedi se sia pigrizia:

Mio figlio va male a scuola: è pigrizia o dislessia (DSA)? Guida pratica

4. Cosa può fare un genitore

  • Separare il valore dalla prestazione. «Leggere è difficile per il tuo cervello» è diverso da «sei sbagliato».
  • Spiegare la dislessia con parole semplici. Capire perché alcune cose costano di più aiuta a non attribuirle a una colpa.
  • Riconoscere lo sforzo, non solo il risultato. «Hai letto tutta la pagina anche se era dura» vale più di un voto.
  • Valorizzare ciò che sa fare davvero. Non complimenti generici, ma cose concrete: costruire, inventare, aiutare.
  • Presentare gli strumenti come strumenti. Il computer, la sintesi vocale, le mappe: servono a lavorare meglio, non a «fare meno».
  • Parlare con la scuola. Il clima in classe pesa quanto gli strumenti.

Dislessia: come parlarne ai figli

Strumenti compensativi per la dislessia: cosa sono davvero

Guida al PDP: Piano Didattico Personalizzato, strumenti e strategie per i DSA

Per le frasi che aiutano a costruire fiducia ogni giorno, senza legarle alla dislessia:

Autostima nei bambini: le frasi che aiutano a costruire fiducia ogni giorno

5. Cosa è meglio evitare

  • «Basta che ti impegni di più»: se si sta già impegnando molto, il messaggio è ingiusto.
  • «Sei intelligente, quindi non c'è motivo»: può far sentire ancora più in colpa.
  • Confronti con fratelli o compagni.
  • Parlare delle sue difficoltà davanti ad altri senza che lui lo sappia.
  • Ridurre tutto alla lettura: il bambino è molto di più delle sue difficoltà scolastiche.

6. Quando chiedere aiuto

Può essere utile una valutazione, o un sostegno psicologico, se noti:

  • difficoltà di lettura o scrittura che persistono nonostante l'esercizio;
  • frasi svalutanti che si ripetono;
  • ansia, tristezza o chiusura che durano nel tempo;
  • rifiuto di andare a scuola;
  • un calo evidente della fiducia in sé.

La valutazione indica se c'è un disturbo specifico dell'apprendimento e quali interventi servono. In Italia esiste una linea guida multisocietaria dell'Istituto Superiore di Sanità sulla gestione dei DSA (gennaio 2022), che raccoglie 58 raccomandazioni cliniche per standardizzare diagnosi e interventi. Per capire come funziona la valutazione e cosa comprende un percorso:

Come funziona la valutazione neuropsicologica per i disturbi specifici dell'apprendimento (DSA)

Terapia DSA: guida completa a percorsi, strategie e FAQ per genitori

Nel mio lavoro con le famiglie, valuto il funzionamento del bambino e sostengo genitori e bambino anche sul piano emotivo, con il Metodo Amamente®. Ricevo a Genova e a Milano, e online. Puoi fissare una prima consulenza conoscitiva online gratuita: scrivimi a annalaguzza@amamente.it oppure usa la pagina Contatti:

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7. Domande frequenti

Mio figlio dice «sono stupido»: cosa rispondo?

Non serve convincerlo con un «ma no, sei intelligente»: lui sa cosa prova. Meglio riconoscere la fatica («leggere ti costa tanto, lo vedo») e separare il valore della persona dalla prestazione («leggere è difficile per il tuo cervello, non dice chi sei»). Se la frase si ripete spesso, vale la pena parlarne con una psicologa.

La dislessia causa ansia?

Uno studio su bambini di 9-15 anni (Carroll e colleghi, 2005) ha trovato che le difficoltà di lettura erano associate a un rischio maggiore di ADHD, disturbo della condotta e ansia, e per l'ansia gli autori parlano di un effetto diretto delle difficoltà di lettura. Non significa che ogni bambino dislessico sarà ansioso: significa che l'ansia va osservata.

L'autostima dei bambini dislessici è sempre bassa?

No. In uno studio su 68 bambini dislessici (Terras e colleghi, 2009) l'autostima globale non era significativamente inferiore alla media, mentre la fiducia nelle proprie capacità scolastiche era molto più bassa e c'erano più difficoltà emotive e comportamentali rispetto alle norme. La fatica pesa soprattutto su come il bambino si vede a scuola.

Conviene dire a mio figlio che ha la dislessia?

In genere sì, con parole adatte alla sua età. Nello studio di Terras e colleghi, i bambini con un'autostima globale più alta, e i loro genitori, avevano atteggiamenti più positivi verso le difficoltà di lettura. Dare un nome a ciò che accade può aiutare a non attribuirlo a una colpa propria. Per qualche idea concreta c'è la guida dedicata.

Gli strumenti compensativi lo fanno sentire diverso?

Può succedere se vengono presentati come un favore o davanti ai compagni senza spiegazione. Funzionano meglio quando sono normali nella classe, scelti con il bambino e spiegati come uno strumento, non come un segno di debolezza.

Mio figlio non vuole fare i compiti: è pigrizia?

Spesso dietro il rifiuto c'è la stanchezza o la paura di sbagliare di nuovo, soprattutto se leggere e scrivere costano molto. Prima di parlare di pigrizia, conviene capire se ci sono difficoltà di apprendimento, con una valutazione specialistica.

Quando serve una valutazione?

Quando le difficoltà di lettura o scrittura persistono nonostante l'esercizio, o quando noti che il bambino perde fiducia, evita la scuola o cambia umore. La valutazione indica se c'è un disturbo specifico dell'apprendimento e quali interventi servono. I tempi precisi dipendono dall'età e dal percorso scolastico, e li definisce lo specialista.

8. Fonti

  1. Terras, M. M., Thompson, L. C., & Minnis, H. (2009). Dyslexia and psycho-social functioning: an exploratory study of the role of self-esteem and understanding. Dyslexia, 15(4), 304-327.
    https://doi.org/10.1002/dys.386
  2. Carroll, J. M., et al. (2005). Literacy difficulties and psychiatric disorders: evidence for comorbidity. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 46(5), 524-532.
    https://doi.org/10.1111/j.1469-7610.2004.00366.x
  3. Istituto Superiore di Sanità, Sistema Nazionale Linee Guida (2022). Gestione dei Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA), linea guida multisocietaria.
    https://www.iss.it/en/-/snlg-disturbi-specifici-apprendimento

Queste informazioni hanno finalità divulgative: non sostituiscono una valutazione personalizzata, che tiene conto della storia del singolo bambino.

Dott.ssa Anna La Guzza

Psicologa clinica e dell'età evolutiva

Iscritta all'Albo degli Psicologi della Lombardia n. 03/14975, accreditata ATS

Fondatrice del Metodo Amamente®

Autrice di pubblicazioni Erickson in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

LinkedIn: https://www.linkedin.com/in/annalaguzza/

Sedi: Genova, Milano e online. Prima consulenza conoscitiva online gratuita

annalaguzza@amamente.it


Articolo aggiornato il 6 ottobre 2026

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