Il bambino non parla ancora? Ritardo del linguaggio

02.09.2026

Il tuo bambino parla poco rispetto ai coetanei? Ecco quando preoccuparsi

Il tuo bambino parla poco rispetto ai coetanei? Il ritardo del linguaggio bambino è uno dei dubbi più frequenti tra i genitori. 

Ecco come capire se è solo una fase di sviluppo o se è il momento di chiedere un consulto: vediamo insieme segnali, cause e cosa puoi fare da subito.


Se stai leggendo questo articolo, probabilmente hai già notato qualcosa: tuo figlio dice poche parole rispetto ai bambini della sua età, oppure fatica a farsi capire. La prima cosa che voglio dirti è questa: nella maggior parte dei casi non è un campanello d'allarme, ma è giusto osservare con attenzione. 

Un ritardo del linguaggio riguarda bambini che, pur senza problemi uditivi, cognitivi o relazionali, sviluppano il linguaggio più lentamente della media. In questo articolo ti spiego quali sono i segnali da monitorare, cosa distingue una fase transitoria da una difficoltà reale e cosa puoi fare da subito.

Cosa significa "parlare in ritardo"

Non tutti i bambini imparano a parlare negli stessi tempi. Le prime parole compaiono di solito tra i 12 e i 20 mesi, ma la variabilità è ampia. Si parla di parlatore tardivo o late talker quando un bambino, intorno ai 24 mesi, produce meno di 50 parole oppure non riesce ancora a combinare due parole insieme per formare un abbozzo di frase. Non è un'etichetta diagnostica, ma una condizione clinica che nella maggior parte dei casi si risolve da sola con la crescita.

Le tappe dello sviluppo del linguaggio 0-3 anni

Per capire se siamo davanti a un ritardo del linguaggio bambino, aiuta avere come riferimento le tappe medie di sviluppo. Ricorda: ogni bambino ha i suoi tempi, ma questi sono i range osservati dalla comunità clinica e condivisi da pediatri e logopedisti.


Età Tappe tipiche Segnali da monitorare

 
6-12 mesi Lallazione ricca; usa gesti come indicare, fare ciao, tendere le braccia. Capisce il proprio nome e il "no". Assenza di lallazione, scarso contatto visivo, non risponde ai suoni.
12-18 mesi Prime parole con significato: mamma, papà, pappa, no. Capisce circa 50 parole e semplici richieste. Usa meno di 5-10 parole, non indica per chiedere, non imita suoni o gesti.
18-24 mesi 50-200 parole; inizia a combinare 2 parole: "mamma pappa", "ancora gioco". Il vocabolario esplode. Meno di 50 parole, nessuna combinazione di parole, si esprime solo con gesti.
24-36 mesi Frasi di 3-4 parole, vocabolario di 300+ parole. Gli estranei capiscono il 50-75% di ciò che dice. Fa domande come "cos'è?". Frasi ancora assenti a 30 mesi, vocabolario inferiore a 100 parole, linguaggio comprensibile solo dai genitori.

I segnali da osservare per fascia d'età

A 18 mesi

Il bambino usa meno di 10-15 parole e non indica oggetti con il dito per comunicare un interesse.

A 24 mesi

Il vocabolario resta sotto le 50 parole, oppure le parole ci sono ma non si combinano mai tra loro.

A 30-36 mesi

Manca ancora la costruzione di frasi semplici, oppure il bambino si fa capire con grande difficoltà anche dai genitori.

In ogni fascia d'età

Osserva l'assenza di lallazione nei primi mesi, la scarsa comunicazione gestuale e la difficoltà a comprendere semplici richieste, non solo a parlare. Anche un problema di udito non diagnosticato può simulare un ritardo del linguaggio.

Quando è solo una fase e quando serve un consulto

Circa due bambini su tre che parlano in ritardo recuperano spontaneamente entro i 3-4 anni, soprattutto se capiscono bene il linguaggio anche se non lo producono ancora. Il consulto con il pediatra o con un logopedista diventa importante quando al ritardo espressivo si accompagna anche una difficoltà di comprensione, quando il bambino usa pochissimi gesti comunicativi, o quando a 3 anni compiuti il linguaggio resta molto povero.
In questi casi una valutazione precoce non serve a "etichettare" il bambino, ma a capire se serve un supporto mirato prima che la difficoltà si ripercuota su altri ambiti, come la socializzazione o l'ingresso alla scuola primaria.

Cosa puoi fare fin da subito a casa

  • Parla lentamente e scandisci bene le parole, senza correggere in modo diretto.
  • Leggi insieme libri illustrati, nominando ciò che vedete.
  • Amplia le sue frasi invece di limitarti a ripeterle: se dice "cane", rispondi "sì, è un cane grande".
  • Evita di anticipare ogni suo bisogno: lascialo provare a chiedere con le parole che ha, anche se sono poche.
  • Riduci il tempo davanti a schermi, che non sostituiscono lo scambio comunicativo reale con un adulto.
  • Il gioco simbolico, come far finta di cucinare o prendersi cura di una bambola, stimola molto il linguaggio.

Il mio approccio con i bambini che parlano in ritardo

Nel mio lavoro con il Metodo Amamente applico un principio che ritengo fondamentale: prima di parlare di "disturbo", va sempre capito il contesto complessivo del bambino, non solo il numero di parole che pronuncia. Osservo insieme alla famiglia comprensione, gesti, gioco simbolico, udito e relazione, perché il linguaggio non si sviluppa isolato dal resto.
Questo permette di distinguere con maggiore chiarezza un ritardo transitorio da una difficoltà che merita un intervento più strutturato, evitando sia allarmismi inutili sia il rischio di aspettare troppo.

Domande frequenti

Fino a che età è normale che un bambino parli poco?

Fino ai 2 anni e mezzo circa un vocabolario ridotto rientra nella normale variabilità dello sviluppo del linguaggio bambini. Dopo i 3 anni, se il linguaggio resta molto povero e non compaiono frasi, è consigliabile un approfondimento con il pediatra e un logopedista.

Il bilinguismo può causare un ritardo del linguaggio?

Il bilinguismo può rallentare temporaneamente lo sviluppo in una delle due lingue, ma non causa un vero ritardo del linguaggio. Un bambino bilingue potrebbe avere un vocabolario totale nella norma se si sommano le due lingue. Se il rallentamento riguarda entrambe le lingue insieme, va approfondito.

Che differenza c'è tra ritardo e disturbo del linguaggio?

Il ritardo del linguaggio, o parlatore tardivo, è spesso transitorio e si risolve con la crescita o un piccolo potenziamento. Il disturbo specifico del linguaggio (DSL) è una condizione più persistente che riguarda l'acquisizione del linguaggio e richiede un intervento logopedico strutturato.

A chi mi rivolgo per una prima valutazione?

Il pediatra è il primo riferimento per escludere problemi di udito e per un controllo generale. Per un approfondimento specifico sul linguaggio è utile rivolgersi a un logopedista o a uno psicologo dell'età evolutiva esperto in sviluppo del linguaggio.

Un ritardo del linguaggio può influire sulle emozioni del bambino?

Sì, un bambino che fatica a farsi capire può provare frustrazione, rabbia o chiudersi nella comunicazione. Per questo osservare anche l'aspetto emotivo e relazionale, non solo quello linguistico, è importante quando un bambino non parla.

Hai dei dubbi sullo sviluppo del linguaggio di tuo figlio?

Se dopo aver letto questo articolo hai ancora delle domande, non aspettare che "passi da solo". Scrivimi in privato o prenota una prima consulenza gratuita: possiamo analizzare insieme la situazione di tuo figlio e capire quali sono i passi più utili per la vostra famiglia.
Dott.ssa Anna La Guzza Psicologa dell'età evolutiva, fondatrice del Metodo Amamente®annalaguzza@amamente.it

https://www.psicologaperbambini.it/chi-sono/


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