Strumenti compensativi DSA: come sceglierli e farli funzionare davvero

16.09.2026

Avere gli strumenti compensativi scritti nel PDP non basta.

Molti bambini e ragazzi con DSA li ricevono, ma poi non li usano, li usano male o li vivono come un peso in più. Il risultato è che la fatica resta, l’autostima scende e i genitori si chiedono se “servono davvero”.

Gli strumenti compensativi sono mezzi didattici e tecnologici che aiutano a ridurre la fatica legata a una difficoltà specifica (lettura, scrittura, calcolo) senza abbassare gli obiettivi di apprendimento. Funzionano solo se scelti con attenzione e allenati nel tempo.

In breve

- Gli strumenti compensativi non sono un vantaggio, ma un ponte per esprimere le proprie competenze.

- Troppi strumenti insieme spesso confondono più di quanto aiutino.

- Un singolo strumento non basta: contano scelta, allenamento e collaborazione con la scuola.

- Se nonostante gli strumenti il bambino continua a rifiutare i compiti o a sentirsi inadeguato, può essere utile un confronto più ampio.

Cosa sono gli strumenti compensativi (e cosa non sono)

Gli strumenti compensativi sostituiscono o facilitano una prestazione resa difficile dal disturbo specifico di apprendimento.

Non curano il DSA e non rendono il compito più facile dal punto di vista cognitivo: permettono al bambino di non sprecare tutte le energie sull’abilità più faticosa.

Esempi tipici:

  • - sintesi vocale e audiolibri (per la lettura)
  • - computer con correttore ortografico (per la scrittura)
  • - calcolatrice e formulari (per il calcolo)
  • - mappe concettuali e tabelle

Le misure dispensative, invece, esonerano da alcune prestazioni particolarmente difficoltose (ad esempio la lettura ad alta voce o la copiatura dalla lavagna). Entrambe vanno formalizzate nel PDP.

Perché tanti strumenti non funzionano

Le cause più frequenti sono tre:

1. Troppi strumenti contemporaneamente

   Il bambino si sente sopraffatto e finisce per non usarne nessuno.

2. Strumenti non allenati

   La sintesi vocale o le mappe non si improvvisano. Servono tempo e pratica in situazioni di calma.

3. Scelta “a pacchetto”

   Non tutti i bambini con la stessa diagnosi hanno bisogno degli stessi strumenti. Conta il profilo individuale.

Come scegliere gli strumenti giusti

Il criterio migliore non è “quello che usano tutti”, ma quello che riduce davvero la fatica senza aumentare la confusione.

Domande utili da porsi:

- Qual è l’abilità che costa più energia in questo momento?

- A che livello di autonomia è il bambino?

- Cosa riesce a gestire senza stress aggiuntivo?

Regola pratica: meglio due o tre strumenti ben padroneggiati che otto strumenti inutilizzati.

Come farli funzionare nella vita quotidiana

A casa

- Allenateli nei momenti di calma, non solo quando c’è un compito urgente.

- Iniziate con sessioni brevi (10-15 minuti) e aumentate gradualmente.

- Fate diventare l’uso dello strumento parte della routine.

- Valorizzate il risultato ottenuto grazie allo strumento.

A scuola

- Concordate con gli insegnanti quando e come usare gli strumenti.

- Chiedete che vengano praticati anche in classe.

- Verificate periodicamente se gli strumenti del PDP sono ancora adatti.

Esempi concreti per area di difficoltà

Lettura (dislessia)

La sintesi vocale è utile solo se il bambino sa ascoltare in modo attivo. Allenate prima la capacità di seguire il testo mentre ascolta.

Scrittura (disgrafia e disortografia)

Il computer con correttore riduce la fatica, ma va abbinato a un metodo di revisione. Non basta scrivere e stampare.

Calcolo (discalculia)

La calcolatrice non fa i compiti al posto del bambino. Serve insegnare a impostare correttamente il problema e a controllare il risultato.

Errori più comuni da evitare

  • - Imporre lo strumento senza spiegare il perché
  • - Cambiare continuamente strumento perché “non funziona subito”
  • - Usare solo strumenti digitali ignorando quelli semplici
  • - Aspettarsi che lo strumento risolva anche le difficoltà emotive

Quando è utile chiedere un confronto professionale

Un confronto può essere utile quando, nonostante gli strumenti, il bambino continua a rifiutare i compiti, a sentirsi “stupido” o a vivere la scuola con forte disagio.

In questi casi può servire un lavoro più ampio su metodo di studio, gestione dell’ansia e supporto alla motivazione. Una valutazione aggiornata del profilo di apprendimento aiuta a capire se gli strumenti vanno modificati o se è necessario un intervento aggiuntivo.

Domande frequenti

Mio figlio rifiuta gli strumenti compensativi. Cosa posso fare?

Spesso il rifiuto nasce dalla paura di “essere diversi” o dalla fatica di imparare qualcosa di nuovo. Iniziate con uno strumento solo e in situazioni a basso stress.

La scuola dice che non può usare certi strumenti in verifica.

Verificate cosa è effettivamente scritto nel PDP. Gli strumenti compensativi previsti devono poter essere utilizzati anche nelle prove di valutazione, salvo diverse indicazioni motivate.

È meglio strumenti digitali o cartacei?

Dipende dal bambino. Alcuni preferiscono la concretezza di una mappa cartacea, altri lavorano meglio con il tablet. L’importante è che lo strumento riduca la fatica e aumenti l’autonomia.

Fonti e approfondimenti

Legge 8 ottobre 2010, n. 170 – Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento

Linee guida MIUR sui DSA

Per altri articoli su DSA, scuola e psicologia dell’età evolutiva, consulta Articoli e pubblicazioni.


Le informazioni hanno finalità divulgative e non sostituiscono una valutazione personalizzata.

Dott.ssa Anna La Guzza

Psicologa dell’età evolutiva

Da 20 anni accompagno bambini, adolescenti e famiglie nei percorsi di valutazione, consulenza e supporto psicologico.

Sono iscritta all’Albo degli Psicologi della Lombardia n. 03/14975 e accreditata ATS.

Sono ideatrice del Metodo Amamente® e autrice di pubblicazioni Erickson realizzate in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Profilo LinkedIn di Anna La Guzza

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Aggiornato a: 16 settembre 2026

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