Strumenti compensativi DSA: come sceglierli e farli funzionare davvero
Avere gli strumenti compensativi scritti nel PDP non basta.
Molti bambini e ragazzi con DSA li ricevono, ma poi non li usano, li usano male o li vivono come un peso in più. Il risultato è che la fatica resta, l’autostima scende e i genitori si chiedono se “servono davvero”.
Gli strumenti compensativi sono mezzi didattici e tecnologici che aiutano a ridurre la fatica legata a una difficoltà specifica (lettura, scrittura, calcolo) senza abbassare gli obiettivi di apprendimento. Funzionano solo se scelti con attenzione e allenati nel tempo.
In breve
- Gli strumenti compensativi non sono un vantaggio, ma un ponte per esprimere le proprie competenze.
- Troppi strumenti insieme spesso confondono più di quanto aiutino.
- Un singolo strumento non basta: contano scelta, allenamento e collaborazione con la scuola.
- Se nonostante gli strumenti il bambino continua a rifiutare i compiti o a sentirsi inadeguato, può essere utile un confronto più ampio.
Cosa sono gli strumenti compensativi (e cosa non sono)
Gli strumenti compensativi sostituiscono o facilitano una prestazione resa difficile dal disturbo specifico di apprendimento.
Non curano il DSA e non rendono il compito più facile dal punto di vista cognitivo: permettono al bambino di non sprecare tutte le energie sull’abilità più faticosa.
Esempi tipici:
- - sintesi vocale e audiolibri (per la lettura)
- - computer con correttore ortografico (per la scrittura)
- - calcolatrice e formulari (per il calcolo)
- - mappe concettuali e tabelle
Le misure dispensative, invece, esonerano da alcune prestazioni particolarmente difficoltose (ad esempio la lettura ad alta voce o la copiatura dalla lavagna). Entrambe vanno formalizzate nel PDP.
Perché tanti strumenti non funzionano
Le cause più frequenti sono tre:
1. Troppi strumenti contemporaneamente
Il bambino si sente sopraffatto e finisce per non usarne nessuno.
2. Strumenti non allenati
La sintesi vocale o le mappe non si improvvisano. Servono tempo e pratica in situazioni di calma.
3. Scelta “a pacchetto”
Non tutti i bambini con la stessa diagnosi hanno bisogno degli stessi strumenti. Conta il profilo individuale.
Come scegliere gli strumenti giusti
Il criterio migliore non è “quello che usano tutti”, ma quello che riduce davvero la fatica senza aumentare la confusione.
Domande utili da porsi:
- Qual è l’abilità che costa più energia in questo momento?
- A che livello di autonomia è il bambino?
- Cosa riesce a gestire senza stress aggiuntivo?
Regola pratica: meglio due o tre strumenti ben padroneggiati che otto strumenti inutilizzati.
Come farli funzionare nella vita quotidiana
A casa
- Allenateli nei momenti di calma, non solo quando c’è un compito urgente.
- Iniziate con sessioni brevi (10-15 minuti) e aumentate gradualmente.
- Fate diventare l’uso dello strumento parte della routine.
- Valorizzate il risultato ottenuto grazie allo strumento.
A scuola
- Concordate con gli insegnanti quando e come usare gli strumenti.
- Chiedete che vengano praticati anche in classe.
- Verificate periodicamente se gli strumenti del PDP sono ancora adatti.
Esempi concreti per area di difficoltà
Lettura (dislessia)
La sintesi vocale è utile solo se il bambino sa ascoltare in modo attivo. Allenate prima la capacità di seguire il testo mentre ascolta.
Scrittura (disgrafia e disortografia)
Il computer con correttore riduce la fatica, ma va abbinato a un metodo di revisione. Non basta scrivere e stampare.
Calcolo (discalculia)
La calcolatrice non fa i compiti al posto del bambino. Serve insegnare a impostare correttamente il problema e a controllare il risultato.
Errori più comuni da evitare
- - Imporre lo strumento senza spiegare il perché
- - Cambiare continuamente strumento perché “non funziona subito”
- - Usare solo strumenti digitali ignorando quelli semplici
- - Aspettarsi che lo strumento risolva anche le difficoltà emotive
Quando è utile chiedere un confronto professionale
Un confronto può essere utile quando, nonostante gli strumenti, il bambino continua a rifiutare i compiti, a sentirsi “stupido” o a vivere la scuola con forte disagio.
In questi casi può servire un lavoro più ampio su metodo di studio, gestione dell’ansia e supporto alla motivazione. Una valutazione aggiornata del profilo di apprendimento aiuta a capire se gli strumenti vanno modificati o se è necessario un intervento aggiuntivo.
Domande frequenti
Mio figlio rifiuta gli strumenti compensativi. Cosa posso fare?
Spesso il rifiuto nasce dalla paura di “essere diversi” o dalla fatica di imparare qualcosa di nuovo. Iniziate con uno strumento solo e in situazioni a basso stress.
La scuola dice che non può usare certi strumenti in verifica.
Verificate cosa è effettivamente scritto nel PDP. Gli strumenti compensativi previsti devono poter essere utilizzati anche nelle prove di valutazione, salvo diverse indicazioni motivate.
È meglio strumenti digitali o cartacei?
Dipende dal bambino. Alcuni preferiscono la concretezza di una mappa cartacea, altri lavorano meglio con il tablet. L’importante è che lo strumento riduca la fatica e aumenti l’autonomia.
Fonti e approfondimenti
Legge 8 ottobre 2010, n. 170 – Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento
Linee guida MIUR sui DSA
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Le informazioni hanno finalità divulgative e non sostituiscono una valutazione personalizzata.
Dott.ssa Anna La Guzza
Psicologa dell’età evolutiva
Da 20 anni accompagno bambini, adolescenti e famiglie nei percorsi di valutazione, consulenza e supporto psicologico.
Sono iscritta all’Albo degli Psicologi della Lombardia n. 03/14975 e accreditata ATS.
Sono ideatrice del Metodo Amamente® e autrice di pubblicazioni Erickson realizzate in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Profilo LinkedIn di Anna La Guzza
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Aggiornato a: 16 settembre 2026