Mio figlio non vuole prestare i giochi: cosa fare età per età

26.06.2026


"È mio!" è una delle frasi che sento citare più spesso dai genitori nei colloqui. Di solito arriva insieme a una domanda preoccupata: mio figlio è egoista? Sto sbagliando qualcosa? Nella grande maggioranza dei casi la risposta è no. Imparare a prestare i giochi è una conquista lenta, che segue le tappe dello sviluppo e che si può accompagnare senza trasformare ogni pomeriggio al parco in una battaglia.

In breve

Prima dei 3 anni è normale che un bambino non voglia prestare i giochi: il senso di possesso fa parte della costruzione della propria identità. Tra i 3 e i 5 anni impara gradualmente ad aspettare il proprio turno, se l'adulto lo guida con regole semplici e concrete. Verso i 7-8 anni la maggior parte dei bambini sviluppa un senso di equità. Obbligare a prestare subito tende a peggiorare le cose; funzionano meglio i turni con un tempo visibile, il riconoscimento delle emozioni e l'esempio degli adulti.

Indice

  1. Perché a certe età prestare i giochi è così difficile
  2. Cosa aspettarsi età per età
  3. Cosa fare quando un gioco conteso fa scoppiare la lite
  4. Gli errori più comuni
  5. Tre situazioni pratiche: fratelli, parco, amichetti a casa
  6. Quando chiedere un parere a uno psicologo
  7. Domande frequenti
  8. Fonti

1. Perché a certe età prestare i giochi è così difficile

Per un bambino piccolo il gioco che ha in mano non è solo un oggetto: è una parte del suo mondo, qualcosa che ha scelto e su cui ha investito attenzione. Quando un altro bambino glielo chiede, vive la richiesta come una perdita, non come un piccolo favore. Dire "è mio" gli serve anche a capire dove finisce lui e dove comincia l'altro.

La ricerca conferma che la disponibilità a condividere cresce per gradi. In uno studio sui bambini molto piccoli, a 18 mesi la condivisione compariva quasi solo quando l'altra persona esprimeva il proprio bisogno in modo molto esplicito, mentre verso i 2 anni diventava più spontanea (Brownell e colleghi, 2009). Un altro studio ha osservato che a 3-4 anni la maggior parte dei bambini sceglie la spartizione più vantaggiosa per sé, mentre a 7-8 anni prevale la preferenza per una divisione equa (Fehr e colleghi, 2008).

In pratica: il bambino di 2 anni che non molla la paletta non sta mostrando un difetto di carattere. Sta attraversando una fase.

2. Cosa aspettarsi età per età

Avere aspettative adatte all'età evita molta frustrazione, a noi adulti prima ancora che ai bambini.

  • Da 18 a 24 mesi: il gioco è quasi un'estensione di sé. Può capitare che porga un oggetto a qualcuno, ma non ha senso aspettarsi che lo faccia su richiesta. Meglio distrarre e offrire un'alternativa.
  • Da 2 a 3 anni: è la fase del "mio" per eccellenza. Si possono introdurre turni brevissimi, guidati passo passo dall'adulto, senza pretendere che il bambino li accetti ogni volta.
  • Da 3 a 4 anni: comincia a capire l'idea del turno e riesce ad aspettare per poco tempo, soprattutto se l'attesa è resa visibile con un timer o una clessidra. Il proprio interesse resta però in primo piano.
  • Da 5 a 6 anni: sa negoziare, proporre scambi e rispettare le regole di un gioco. I litigi diminuiscono, ma diventano più articolati.
  • Da 7 a 8 anni: nasce un senso di giustizia molto forte. Il conflitto si sposta dal "è mio" al "non è giusto", e spesso riguarda l'equità più che il possesso.

3. Cosa fare quando un gioco conteso fa scoppiare la lite

Quando due bambini si contendono lo stesso gioco, nei miei percorsi di consulenza suggerisco ai genitori una sequenza semplice, da ripetere sempre allo stesso modo:

  1. Avvicinati con calma e, se serve, tieni tu il gioco per un momento, senza darlo a nessuno dei due.
  2. Descrivi quello che vedi, senza giudicare: "Tutti e due volete il camion rosso".
  3. Dai un nome alle emozioni di entrambi: "Tu ti sei arrabbiato perché te l'ha preso, e tu sei deluso perché anche tu volevi giocarci".
  4. Proponi un turno con un tempo concreto: il timer del telefono, una clessidra, oppure "finché finisce questa canzone".
  5. Lascia che chi stava giocando finisca l'azione in corso prima di passare il gioco. Interrompere a metà è vissuto come un'ingiustizia.
  6. Quando l'attesa riesce, dillo: "Hai aspettato il tuo turno anche se era difficile".

All'inizio servirà la tua presenza ogni volta. Con la ripetizione, i bambini cominciano a usare le stesse parole da soli.

Se la contesa si trasforma spesso in scatti di rabbia, trovi alcune frasi pratiche da usare nei momenti di crisi in questo articolo:

https://www.psicologaperbambini.it/l/bambini-arrabbiati-5-frasi-efficaci-e-consigli-pratici-per-gestire-le-crisi-emotive/


4. Gli errori più comuni

Sono errori comprensibili, che nascono dal desiderio di avere un figlio generoso, ma che di solito ottengono l'effetto opposto:

  • Obbligare a prestare subito: il bambino impara che le sue cose possono essergli tolte in ogni momento, e si aggrappa ancora di più.
  • Togliere il gioco come punizione per darlo all'altro: la condivisione diventa una sconfitta, non un gesto.
  • Usare etichette come "egoista" o "cattivo": il bambino tende a riconoscersi nell'etichetta e a comportarsi di conseguenza.
  • Fare confronti con il fratello o con l'amichetto "bravo": aumentano la rivalità e il senso di inadeguatezza.
  • Pretendere di condividere tutto: anche noi adulti abbiamo oggetti che non prestiamo. È giusto che anche il bambino possa tenere qualcosa solo per sé.

5. Tre situazioni pratiche: fratelli, parco, amichetti a casa


Tra fratelli

In casa aiuta molto distinguere con chiarezza i giochi personali da quelli di tutti. I giochi personali si prestano solo se il proprietario è d'accordo; quelli comuni seguono la regola dei turni. Questa semplice divisione riduce una buona parte dei litigi quotidiani. Se i conflitti tra fratelli sono frequenti e vanno oltre i giochi, qui approfondisco cause e strategie:

https://www.psicologaperbambini.it/l/perche-i-fratelli-litigano-spesso-cause-dellaggressivita-e-come-gestirla/

Al parco con bambini che non conosce

I giochi portati da casa appartengono a tuo figlio, e non è obbligato a prestarli a uno sconosciuto. Puoi però aiutarlo a scoprire che uno scambio conviene a entrambi: "Chiediamo se ti presta la sua palla mentre lui usa il tuo secchiello?". Così la condivisione diventa un'esperienza positiva e non una rinuncia.

Quando vengono amichetti a casa

La preparazione fa la differenza. Prima che arrivino gli ospiti:

  1. Scegliete insieme due o tre giochi "speciali" da mettere via.
  2. Decidete con lui quali giochi mettere a disposizione di tutti.
  3. Ricordate in anticipo la regola dei turni, con parole semplici.

Se invece la difficoltà di tuo figlio è più nel relazionarsi con gli altri bambini che nel prestare i giochi, può esserti utile questo articolo:

https://www.psicologaperbambini.it/l/bambino-introverso-come-fare-amicizia/

6. Quando chiedere un parere a uno psicologo

Nella maggior parte dei casi la fatica a condividere si attenua da sola, con il tempo e con la guida degli adulti. Suggerisco un confronto con uno specialista dell'età evolutiva quando, oltre i 5-6 anni, si osservano uno o più di questi segnali:

  • rifiuto rigido e costante di qualsiasi forma di condivisione o di turno, in ogni contesto;
  • reazioni aggressive frequenti durante i conflitti, come colpire, mordere o spingere;
  • crisi di rabbia molto intense e sproporzionate rispetto alla situazione;
  • tendenza a isolarsi o a essere escluso dai coetanei, anche a scuola;
  • segnalazioni ripetute da parte degli insegnanti.

Spesso dietro queste difficoltà c'è una fatica più ampia nel tollerare la frustrazione. Ne parlo in modo approfondito, con indicazioni divise per fascia d'età, qui:

https://www.psicologaperbambini.it/l/cos-e-la-frustrazione-nei-bambini/

Con il Metodo Amamente® lavoro insieme ai genitori per capire che cosa si nasconde dietro un comportamento e costruire strategie da usare a casa, adatte all'età e al carattere del bambino. 

Se hai dei dubbi, puoi prenotare una prima consulenza conoscitiva online gratuita scrivendo a annalaguzza@amamente.it

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7. Domande frequenti


A che età un bambino impara a condividere?

Non c'è un momento preciso. I primi gesti spontanei compaiono intorno ai 2 anni, la capacità di aspettare il turno si consolida tra i 3 e i 5 anni e il senso di equità si sviluppa verso i 7-8 anni. Ogni bambino segue i propri tempi.

Devo obbligare mio figlio a prestare i giochi?

È meglio di no. L'obbligo tende a rafforzare la possessività. Funziona di più proporre un turno con un tempo chiaro e lasciare che finisca il gioco che sta facendo.

Mio figlio presta i giochi agli amici ma non al fratello: perché?

È molto frequente. Con il fratello entrano in gioco la rivalità e la competizione per l'attenzione dei genitori, che con gli amici sono assenti. Distinguere i giochi personali da quelli comuni aiuta a ridurre i conflitti.

È normale che a 4 anni non voglia ancora prestare niente?

A 4 anni la fatica a condividere è ancora frequente, soprattutto con gli oggetti a cui il bambino è più legato. Se però riesce a rispettare un turno quando l'adulto lo guida, siamo nella norma. Vale la pena osservare meglio se il rifiuto è totale in ogni situazione.

Come si usano il timer o la clessidra per i turni?

Mostra al bambino il timer prima di iniziare e spiega che, quando suona, il gioco passa all'altro. Parti con tempi brevi, due o tre minuti, e allungali gradualmente. Il tempo visibile rende l'attesa più concreta e meno ingiusta.

8. Fonti


Dott.ssa Anna La Guzza

Psicologa clinica e dell'età evolutiva

Iscritta all'Albo degli Psicologi della Lombardia n. 03/14975, accreditata ATS

Fondatrice del Metodo Amamente®

Autrice di pubblicazioni Erickson in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

LinkedIn: https://it.linkedin.com/in/anna-la-guzza-71393935

🟪  Prima consulenza conoscitiva online gratuita

annalaguzza@amamente.it

Articolo aggiornato il 25 settembre 2026

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