Difficoltà a scuola all'estero: è la lingua, il trasferimento o un disturbo dell'apprendimento?❤️
Quando una famiglia italiana si trasferisce all'estero, quasi sempre arriva il momento in cui la scuola del figlio comincia a preoccupare. I voti scendono, i compiti diventano una battaglia, un'insegnante scrive che «non si concentra» oppure, al contrario, che «si annoia». E ti ritrovi con una domanda che in Italia forse non ti saresti fatta così: è l'effetto del cambiamento, è la lingua, oppure c'è qualcosa di più?
Nel mio lavoro con le famiglie italiane che vivono in Svizzera, in Germania, nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Medio Oriente e in Australia incontro spesso questa domanda. Le tre risposte possibili non si escludono, e per questo conviene non decidere in fretta né aspettare troppo. In questa guida ti spiego come ragiono, quali domande ti aiutano a orientarti, come funziona una valutazione quando si vive lontano dall'Italia e cosa chiedere alla scuola del paese in cui vivi.
In breve. Quando un bambino italiano che vive all'estero fatica a scuola, le spiegazioni più frequenti sono tre e spesso si sommano: la fatica del trasferimento, una lingua di scolarizzazione diversa da quella di casa e, in alcuni casi, un disturbo dell'apprendimento o dell'attenzione oppure una plusdotazione non riconosciuta. Un criterio utile: se le difficoltà compaiono in tutte le lingue che il bambino usa, la lingua da sola non basta a spiegarle. Per capire di più si ricostruisce la storia del bambino e si sceglie, caso per caso, il percorso di valutazione. La prima consulenza conoscitiva con me è online e gratuita.
Indice
- Perché all'estero le difficoltà scolastiche sono più difficili da leggere
- Le tre spiegazioni possibili, che spesso si sommano
- Quattro domande per orientarti
- Cosa osservare a casa nelle prossime settimane
- Come funziona la valutazione per chi vive all'estero
- La scuola del paese in cui vivi: cosa chiedere
- Quando è il momento di chiedere un parere
- Domande frequenti
- Richiedi la prima consulenza
- Fonti
1. Perché all'estero le difficoltà scolastiche sono più difficili da leggere
In Italia, quando un insegnante nota una fatica nella lettura o nell'attenzione, i passaggi successivi sono abbastanza noti: confronto con la famiglia, eventuale segnalazione, valutazione. Fuori dall'Italia il quadro cambia. La scuola insegna in una lingua che a casa si parla poco o per niente, gli insegnanti non conoscono il percorso che il bambino ha alle spalle e le regole su valutazioni e supporti cambiano da paese a paese e da istituto a istituto.
Il risultato è che possono accadere due errori opposti. Una difficoltà reale viene attribuita «alla lingua» e si aspetta, mentre il bambino perde tempo prezioso. Oppure una fatica dovuta alla lingua o al cambiamento viene letta come un disturbo, con un carico di preoccupazione che la famiglia avrebbe potuto evitare. Per questo conviene ragionare per ipotesi, senza fermarsi alla prima spiegazione che sembra convincente.
2. Le tre spiegazioni possibili, che spesso si sommano
Il trasferimento
Cambiare casa, scuola, amici e abitudini è un carico emotivo anche quando il progetto di famiglia è desiderato. L'American Academy of Child and Adolescent Psychiatry (AACAP) indica, tra i segnali di fatica dopo un trasloco, irritabilità, ritiro sociale, cambiamenti di umore, variazioni di appetito e di sonno e un calo del rendimento scolastico. In molti bambini queste reazioni si ridimensionano man mano che ritrovano punti di riferimento. Quando invece restano, vale la pena capire che cosa le sostiene.
Se ti riconosci soprattutto in questa situazione, trovi una guida pensata per te come genitore qui:
Genitori italiani all'estero: come affrontare le sfide educative lontani da casa
La lingua
Crescere con due lingue non causa ritardi né disturbi del linguaggio, come ricorda l'ASHA, l'associazione americana di logopedia. Mescolare le lingue nella stessa frase è normale, e la lingua più forte può cambiare nel tempo: per un bambino che frequenta da anni una scuola locale può non essere più l'italiano. Chi per mesi studia in una lingua che padroneggia a metà può sembrare lento, distratto o poco motivato, mentre in realtà sta facendo uno sforzo enorme. La lingua è una buona spiegazione quando la difficoltà riguarda soprattutto la lingua nuova e si riduce man mano che questa si consolida.
Per capire cosa è normale in un bambino bilingue, dal mescolare le lingue ai tempi del linguaggio, trovi i dettagli in questa guida:
Bilinguismo nei bambini: ritardo, code-mixing e segnali da osservare
Un disturbo o un profilo diverso
Se le difficoltà compaiono in tutte le lingue che il bambino usa, compresa quella che conosce meglio, il bilinguismo non basta a spiegarle: è il criterio che l'ASHA indica per i disturbi del linguaggio, e lo stesso principio guida la lettura clinica anche per l'apprendimento. Una fatica persistente nel leggere e nello scrivere, per esempio, può far pensare a un DSA qualunque sia la lingua della scuola. Un'attenzione che si perde in più contesti, e non solo in classe, può far pensare a un ADHD. E c'è il caso opposto: il bambino che «non rende» perché ciò che gli viene proposto non lo impegna, e che dietro la demotivazione nasconde una plusdotazione.
Per riconoscere i segnali dei quattro disturbi specifici dell'apprendimento:
Come riconoscere i DSA nei bambini: 4 disturbi, segnali e cosa fare
3. Quattro domande per orientarti
Nessuna di queste domande porta a una diagnosi, ma insieme ti permettono di arrivare a un colloquio con informazioni utili.
- In quali lingue compare la difficoltà? Se la vedi solo nella lingua della scuola, la lingua è una spiegazione plausibile. Se la ritrovi anche nella lingua che il bambino conosce meglio, serve un approfondimento.
- Da quando c'è? Una fatica già presente prima del trasferimento, magari segnalata dalle maestre italiane, ha un significato diverso da una che compare dopo.
- Come va fuori dall'aula? Un bambino che racconta, costruisce, fa domande e si blocca davanti alla pagina scritta ha un profilo diverso da uno che si ritira da tutto.
- Cosa dice la scuola, e con quali esempi? Chiedi episodi precisi: in quale materia, in quale compito, in quale lingua. Un giudizio generale come «non si impegna» non aiuta a distinguere.
4. Cosa osservare a casa nelle prossime settimane
Un quaderno con date ed esempi, tenuto per due o tre settimane, vale più di un'impressione generale. Ti suggerisco di annotare:
- Come legge ad alta voce, in italiano, un breve testo adatto alla sua età e come scrive una frase sotto dettatura. Annota senza correggere.
- In quali momenti l'attenzione si perde: durante i compiti, nelle lezioni online, nelle attività che ama.
- Sonno, appetito, mal di pancia o mal di testa nei giorni di scuola.
- Le parole che usa per parlare della scuola e dei compagni, e quelle che evita.
- Le cose in cui va molto bene e che lo appassionano.
5. Come funziona la valutazione per chi vive all'estero
Una valutazione non parte dai test, parte da una storia. Nel colloquio con i genitori ricostruisco lo sviluppo del bambino, le lingue che usa in casa e a scuola, il percorso scolastico prima e dopo il trasferimento e quello che riferiscono gli insegnanti. Solo dopo scelgo le prove, in base all'età, alle lingue e alla domanda a cui dobbiamo rispondere. Alla fine ti restituisco quanto emerso in un colloquio e in una relazione scritta, con indicazioni pratiche per casa e per scuola.
Vivere lontano dall'Italia non significa rinunciare a una valutazione accurata, ma richiede attenzione a come viene svolta. Il Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi, in un documento dell'08/06/2020 pubblicato durante l'emergenza sanitaria, ammette la somministrazione dei test a distanza solo a certe condizioni: strumenti adatti, un ambiente tranquillo e protetto, la collaborazione dei genitori quando il paziente è un minore e una valutazione caso per caso. Lo stesso documento precisa che, quando è possibile, la valutazione in presenza è da preferire, soprattutto nei disturbi dello sviluppo in cui l'osservazione diretta è essenziale.
Per questo non ti propongo un percorso uguale per tutti. Decidiamo insieme quali parti svolgere a distanza e quando può servire un incontro in presenza, per esempio durante un rientro in Italia, a Genova o a Milano.
Per conoscere fasi, prove e restituzione di una valutazione neuropsicologica:
Come funziona la valutazione neuropsicologica per i DSA: fasi, test e indicazioni per la scuola
6. La scuola del paese in cui vivi: cosa chiedere
In Italia i DSA sono regolati dalla Legge 170/2010, che riguarda il sistema scolastico italiano. Le scuole del paese in cui vivi seguono norme e prassi proprie, e anche le scuole internazionali decidono da sole quali documenti accettare. Una relazione italiana può essere un'ottima base di lavoro, ma non è detto che basti da sola. Prima di avviare una valutazione ti consiglio di fare tre domande alla scuola:
- Quali documenti riconoscete per accertare una difficoltà di apprendimento e chi deve firmarli?
- Chi si occupa del supporto all'apprendimento e come posso contattarlo?
- Quali adattamenti sono possibili fin da subito, per esempio nei tempi, nei materiali e nelle modalità di verifica?
Se serve, posso partecipare a un colloquio con gli insegnanti per spiegare il profilo del bambino e concordare insieme come sostenerlo in classe.
Se la difficoltà riguarda un ragazzo con DSA già diagnosticato che studia all'estero, trovi un approfondimento dedicato qui:
supporto per studenti con DSA che studiano all'estero
7. Quando è il momento di chiedere un parere
Ti consiglio di confrontarti con uno specialista se riconosci una o più di queste situazioni:
- Le difficoltà non si riducono con il passare delle settimane oppure riguardano più materie.
- Compaiono anche nella lingua che il bambino conosce meglio, non solo in quella della scuola.
- C'erano già fatiche prima del trasferimento, o in famiglia ci sono casi di DSA o ADHD.
- Il bambino evita la scuola, dorme male, ha mal di pancia ricorrenti o si isola.
- La scuola segnala un problema ma non sa dirti quale, oppure il bambino rende molto meno di quanto sai che sia capace.
Se la difficoltà principale è che tuo figlio non vuole più andare a scuola, ti può aiutare questa guida:
Mio figlio non vuole andare a scuola: le cause del rifiuto scolastico e come capirle
Se invece sospetti che dietro la noia ci siano capacità elevate, anche insieme a un DSA:
Cos'è la doppia eccezionalità nei bambini? Quando plusdotazione e DSA convivono
8. Domande frequenti
Il bilinguismo può essere la causa delle difficoltà a scuola?
Il bilinguismo non provoca ritardi né disturbi del linguaggio: lo ricorda anche l'ASHA, l'associazione americana di logopedia. Può però rendere più faticoso il periodo in cui la lingua della scuola è ancora in costruzione. Se la difficoltà compare in tutte le lingue che il bambino usa, la sola lingua non basta a spiegarla e conviene approfondire.
È normale che il rendimento scolastico cali dopo il trasferimento?
Un calo del rendimento è una delle reazioni descritte dopo un trasloco, insieme a irritabilità, ritiro, cambi di umore e variazioni di sonno e appetito (AACAP). Diventa un segnale da approfondire quando non si attenua con il passare delle settimane o si accompagna a una sofferenza evidente.
Una relazione italiana viene accettata dalla scuola del paese in cui viviamo?
Dipende dal paese e dalla singola scuola, quindi non posso garantirlo: non esiste una regola valida ovunque. Per questo conviene chiedere prima alla scuola quali documenti riconosce. Una relazione scritta resta utile perché descrive il profilo del bambino e dà indicazioni pratiche per gli insegnanti.
La valutazione si può fare interamente online?
Dipende dal caso. Il Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi, in un documento dell'08/06/2020 pubblicato durante l'emergenza sanitaria, ammette la somministrazione dei test a distanza a certe condizioni e indica che, quando possibile, la valutazione in presenza è da preferire, soprattutto nei disturbi dello sviluppo. Per questo scelgo con te, caso per caso, quali parti svolgere a distanza.
Mio figlio va bene a scuola ma si annoia e sembra demotivato: può c'entrare la plusdotazione?
Può succedere. A volte noia e demotivazione sono il modo in cui un bambino con capacità elevate fa capire che ciò che gli viene proposto non lo impegna, altre volte dietro c'è dell'altro, per esempio ansia o un DSA che si nasconde dietro il talento. Per distinguere serve un quadro completo, non una sola impressione.
Per riconoscere la plusdotazione a scuola:
Bambino plusdotato a scuola: come riconoscere noia, demotivazione e disallineamento
9. Richiedi la prima consulenza
La prima consulenza conoscitiva è online, gratuita e dura circa 50 minuti. Ascolto la situazione, ti dico se e quale percorso ha senso e, se serve, ti propongo un piano con tempi e costi. Lavoro in italiano con le famiglie italiane che vivono all'estero, con orari concordati in base al fuso orario. Per richiederla scrivi a annalaguzza@amamente.it oppure usa la pagina Contatti:
https://www.psicologaperbambini.it/contatti/
Per conoscere come lavoro online con bambini e famiglie, in Italia e all'estero:
Psicologa infantile online per bambini e famiglie, in Italia e all'estero
Se ti serve uno spazio di confronto per te come genitore, dal bilinguismo al rientro in Italia:
Consulenza Genitorialità Online per Italiani all'Estero
10. Fonti
1. ASHA (American Speech-Language-Hearing Association), «Learning More Than One Language»
https://www.asha.org/public/speech/development/learning-two-languages/
2. AACAP (American Academy of Child and Adolescent Psychiatry), Facts for Families n. 14, «Moving: Helping Children Cope», ottobre 2017
3. Consiglio Nazionale Ordine Psicologi, «Somministrazione test psicologici a distanza», 08/06/2020
https://www.psy.it/somministrazione-test-psicologici-a-distanza/
4. Legge 8 ottobre 2010, n. 170, «Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico»
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Psicologa clinica e dell'età evolutiva
Iscritta all'Albo degli Psicologi della Lombardia n. 03/14975, accreditata ATS
Fondatrice del Metodo Amamente®
Autrice di pubblicazioni Erickson - Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
LinkedIn:
https://www.linkedin.com/in/annalaguzza/
Prima consulenza conoscitiva online gratuita
Articolo aggiornato 09/10/2026