DSA e Scuola: Guida alle Misure Dispensative per il Successo Formativo

01.10.2026


Le misure dispensative sono le richieste scolastiche da cui uno studente con DSA viene liberato, perché gli costerebbero una fatica sproporzionata senza dire nulla di affidabile su ciò che ha imparato. Il decreto ministeriale del 2011 le descrive come finalizzate a evitare situazioni di affaticamento e di disagio in compiti direttamente coinvolti dal disturbo. Non sono un "aiutino" né una scorciatoia: lo studente continua a imparare gli stessi contenuti dei compagni, cambia il modo in cui li mostra.

In breve: la Legge 170/2010 riconosce agli studenti con diagnosi di DSA il diritto a provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica, anche negli studi universitari. Le misure dispensative si formalizzano nel PDP. Dispensare da un compito specifico, come la lettura ad alta voce, è diverso dall'esonero, che riguarda l'insegnamento delle lingue straniere, è previsto solo in casi di particolare gravità del disturbo e cambia il percorso scolastico. Se la scuola non applica le misure previste, il primo passo è un confronto con il consiglio di classe, con esempi concreti.

Indice

  • Un equivoco diffuso: dispensare non è esonerare dal sapere
  • Cosa dice la normativa
  • Perché le misure dispensative sono fondamentali
  • Dispensa o esonero: qual è la differenza
  • Le misure dispensative più comuni
  • Il ruolo della tecnologia
  • Cosa fare se la scuola non applica le misure previste
  • Il consiglio della psicologa
  • Domande frequenti
  • Fonti

1. Un equivoco diffuso: dispensare non è esonerare dal sapere

È uno degli equivoci più frequenti tra i genitori e, a volte, anche tra gli insegnanti. Quando si parla di Disturbi Specifici dell'Apprendimento, le misure dispensative vengono spesso viste come un favore o una corsia preferenziale. La realtà è opposta: sono strumenti di equità, previsti dalla legge, pensati per permettere allo studente di dimostrare ciò che sa senza essere penalizzato dal disturbo.

2. Cosa dice la normativa

La Legge 170/2010 riconosce i DSA (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia) e, all'articolo 5, prevede per gli studenti con diagnosi una didattica individualizzata e personalizzata, l'uso di strumenti compensativi e misure dispensative da prestazioni non essenziali ai fini dei concetti da apprendere. Il diritto vale durante i cicli di istruzione e formazione e negli studi universitari, e a questi studenti sono garantite adeguate forme di verifica e valutazione, anche agli esami di Stato e di ammissione all'università.

Le misure dispensative si formalizzano nel PDP, insieme agli strumenti compensativi e alle altre indicazioni didattiche. Qui mi concentro sulle misure dispensative: cosa sono, come si distinguono dall'esonero e come si applicano bene. Se vuoi capire come funziona tutto il documento, c'è una guida dedicata.

Per capire come è fatto e come si verifica il PDP:

Guida al PDP (Piano Didattico Personalizzato): Strumenti e Strategie per i DSA


3. Perché le misure dispensative sono fondamentali

Immagina di chiedere a un bambino miope di leggere una lavagna senza occhiali. Non è pigrizia, è un limite. Per un bambino con dislessia, leggere ad alta voce davanti alla classe è la stessa cosa: una fatica enorme che consuma energie e attenzione, sottraendole alla comprensione del testo.

Le misure dispensative non abbassano le richieste di contenuto: rimuovono un ostacolo che non c'entra con l'impegno o con le capacità dello studente. Quando invece mancano, il bambino rischia di costruirsi un'idea di sé come "uno che non ce la fa", con ricadute sull'autostima e sulla voglia di andare a scuola.

Per capire cosa fare, tappa per tappa, dopo la diagnosi:

DSA: cosa fare dopo la diagnosi (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia)


4. Dispensa o esonero: qual è la differenza

È la distinzione che genera più confusione.

La dispensa libera lo studente da un compito specifico che risulterebbe sproporzionatamente difficile a causa del disturbo, come leggere a voce alta, ma lo studente resta valutato sui contenuti attraverso modalità alternative.

L'esonero è un'altra cosa: riguarda l'insegnamento delle lingue straniere. La Legge 170/2010 lo prevede come possibilità, e il decreto ministeriale del 2011 precisa che è ammesso solo in casi di particolare gravità del disturbo, su richiesta della famiglia e con l'approvazione del consiglio di classe. Lo studente segue allora un percorso didattico differenziato e le prove finali sono finalizzate al rilascio di un'attestazione, non del diploma. È una scelta importante, da ponderare con attenzione.

Nella maggior parte dei casi di DSA si parla di dispensa, non di esonero: lo studente continua a imparare gli stessi contenuti dei compagni, cambia il modo in cui viene valutato. Per le lingue straniere, la legge prevede anzitutto strumenti compensativi e ritmi graduali di apprendimento.

5. Le misure dispensative più comuni

Ogni PDP è personalizzato: le misure non valgono per tutti e vanno scelte in base al profilo dello studente. Tra quelle che si incontrano più spesso:

  • Dispensa dalla lettura ad alta voce in classe: evita l'ansia da prestazione e protegge l'autostima, senza escludere lo studente dalla lezione.
  • Interrogazioni programmate: aiutano a gestire il carico cognitivo e a organizzare lo studio senza sovraccarichi improvvisi.
  • Riduzione quantitativa dei compiti a casa, a parità di obiettivi: meglio pochi esercizi fatti con cura che molti affrontati con frustrazione.
  • Tempi aggiuntivi per compiti in classe e verifiche: il tempo extra compensa la maggiore fatica nella decodifica del testo, non riduce le richieste di contenuto.
  • Dispensa dalla scrittura veloce sotto dettatura: evita di penalizzare chi ha difficoltà specifiche nella scrittura, come nella disgrafia e nella disortografia.
  • Valutazioni che privilegiano il contenuto rispetto alla forma: soprattutto per gli errori ortografici non centrali rispetto a ciò che viene verificato.

Il decreto del 2011 indica la stessa direzione per la valutazione: consentire allo studente di dimostrare il livello di apprendimento raggiunto, con attenzione alla padronanza dei contenuti disciplinari, e agli esami di Stato criteri attenti soprattutto ai contenuti rispetto alla forma.

6. Il ruolo della tecnologia

La tecnologia affianca le misure dispensative: sintesi vocale, software di lettura facilitata, mappe concettuali interattive. Sono strumenti compensativi, e funzionano quando lo studente ha imparato a usarli. L'integrazione tra supporto clinico e strumenti digitali è spesso la chiave per l'autonomia: non sostituisce il percorso, lo potenzia.

Per scegliere gli strumenti giusti e farli funzionare davvero:

Strumenti compensativi DSA: come sceglierli e farli funzionare davvero

Se il caso è la dislessia, gli strumenti più usati sono qui:

Strumenti compensativi per la dislessia: quali sono e come usarli


7. Cosa fare se la scuola non applica le misure previste

Se le misure inserite nel PDP non vengono rispettate, il primo passo è un confronto diretto con il consiglio di classe, portando esempi concreti delle situazioni in cui la misura non è stata applicata. Se la difficoltà persiste, si può coinvolgere il dirigente scolastico o chiedere un supporto specialistico per mediare tra scuola e famiglia. Mantenere un tono collaborativo aiuta: l'obiettivo è rendere effettive le indicazioni, non vincere una discussione.

8. Il consiglio della psicologa

Il segreto non è togliere difficoltà allo studente, ma fornire il binario giusto su cui far correre il suo talento. Un bambino con DSA supportato correttamente non è avvantaggiato: è messo nelle condizioni di partire alla pari con gli altri.

Se hai ancora dubbi sulla diagnosi o vuoi capire come si arriva alla valutazione:

Come funziona la valutazione neuropsicologica per i DSA: fasi, test e indicazioni per la scuola

Come riconoscere i DSA nei bambini: 4 disturbi, segnali e cosa fare


Queste informazioni hanno finalità divulgative: non sostituiscono una valutazione personalizzata, che tiene conto della storia del singolo bambino.

9. Domande frequenti

Le misure dispensative valgono per tutti i tipi di DSA?

Le misure specifiche variano in base al disturbo: la dispensa dalla lettura a voce alta riguarda soprattutto la dislessia, mentre la riduzione dei compiti scritti è più rilevante per disgrafia e disortografia. Il PDP viene personalizzato caso per caso.

Le misure dispensative sono uguali in tutte le scuole?

Il quadro normativo è nazionale, ma l'applicazione pratica può variare tra istituti. È il PDP, costruito dalla scuola con la famiglia, a definire le misure per quello specifico studente.

Le misure dispensative restano valide anche alle superiori o all'università?

Sì. La Legge 170/2010 riconosce il diritto a provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica durante i cicli di istruzione e formazione e negli studi universitari, dove esistono in genere servizi dedicati agli studenti con DSA.

La dispensa dalla lettura a voce alta significa che il bambino non deve leggere?

No. Significa che non gli viene chiesto di farlo davanti alla classe in modo valutativo. Il bambino continua a esercitarsi nella lettura con modalità e tempi adatti a lui.

Cosa succede agli esami di Stato?

La Legge 170/2010 garantisce agli studenti con DSA adeguate forme di verifica e valutazione anche agli esami di Stato. Il decreto ministeriale del 2011 indica che le commissioni adottano criteri valutativi attenti soprattutto ai contenuti piuttosto che alla forma.

Cosa succede se la famiglia non è d'accordo con le misure proposte dalla scuola?

È possibile chiedere un confronto per rivedere il PDP insieme alla scuola, portando eventualmente il parere dello specialista che ha seguito la diagnosi.

10. Hai bisogno di un confronto?

Se sei un genitore o un insegnante e hai bisogno di supporto per capire le misure adatte a un bambino, per il PDP o per una diagnosi accurata, scrivimi a annalaguzza@amamente.it oppure usa la pagina Contatti. Lavoro online con famiglie di tutta Italia e ricevo di persona a Genova e a Milano.

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11. Fonti

Legge 8 ottobre 2010, n. 170, art. 5. Misure educative e didattiche di supporto.

https://archivio.istruzioneer.it/emr/istruzioneer.it/wp-content/uploads/2012/06/L_170_2010.pdf

Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Decreto n. 5669 del 12 luglio 2011. Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento.

https://old.usrlazio.it/_file/documenti/varie/prot5669_11.pdf


Dott.ssa Anna La Guzza

Psicologa clinica e dell'età evolutiva

Iscritta all'Albo degli Psicologi della Lombardia n. 03/14975, accreditata ATS

Fondatrice del Metodo Amamente®

Autrice di pubblicazioni Erickson - Università Cattolica del Sacro Cuore

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https://www.linkedin.com/in/annalaguzza/

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